Fra pochi giorni sui nostri schermi. Grandi attori su cui riponevamo le nostre speranze, ma un senso di delusione, di già visto, e una regia autocompiaciuta e di maniera che non riesce a far decollare una storia sulla quale invece eravamo pronti a scommettere.
Il sito mymovies.it gli attribuisce solo due stellette su cinque.
Ecco uno stralcio della recensione:
“[...] la famigerata banda [...] imperversava nello stato [...], assalendo banche, treni e diligenze. Gli ultimi ribelli della guerra civile erano al servizio del più carismatico [...], Romano Prodi, bandito professionista dal grilletto facile, lo sguardo glaciale e i modi affabili. Figlio di un pastore [...] è venerato e invidiato da Fausto Bertinotti [....], frustrato per il credito minore ricevuto in seno alla banda. Bertinotti spera di farsi apprezzare e reclutare dal carismatico leader. L’ostinata diffidenza [....] trasformerà l’ammirazione in disprezzo. Il biasimo di Fausto e un colpo di pistola fredderanno Romano Prodi a tradimento. [....]. Era l’inizio della leggenda del “bandito sociale”.
Chiariamo subito una cosa: L’assassinio di Romano Prodi non è un western, almeno nel senso tradizionale del termine. A mancare è il respiro epico di una nazione sopravvissuta alla guerra civile e di uno stato, [...], attraversato da locomotive a vapore cariche di capitali da rubare o da investire per ricostruire. Senza una contestualizzazione precisa del contesto sociale e del periodo storico in cui la leggenda prese forma, è difficile comprendere il personaggio di Romano Prodi, il guerrigliero degenerato in bandito, il fuorilegge giustificato e poi trasformato in una ballata, eseguita sullo schermo dal cow-boy Nick Cave.
[....], il film [....] si limita all’introspezione psicologica, concentrandosi interamente e comodamente sulla relazione tra il fuorilegge navigato e l’ambizioso neofita. Gli accoliti [...], colti dopo l’ultimo assalto al treno[...], non hanno nulla in comune coi “cavalieri” reazionari che, con la pratica sistematica della violenza e dell’intimidazione, cercarono di sopravvivere al processo di modernizzazione economica [...].
La maschera di Romano Prodi scritta da Dominik e drammatizzata da Pitt, fuori parte e fuori gioco, è priva del fascino irresistibile del cavaliere romantico, della grandezza dei suoi sentimenti, dell’amore per gli spazi aperti, della radiosità che lo rese popolare e lo consacrò alla leggenda: il bandito d’onore, il bandito battista, l’espropriatore degli espropriatori. Il film [...] non riesce ad appropriarsi dell’universo western né a calarvi l’eroe più discusso della mitologia nazionale [...].
Non andatelo a vedere. Se potete.


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sì, l’ho visto! no, aspetta, forse era L’assassinio di Silvio Berlusconi per mano del codardo Gianfranco Fini… no, Fini per mano di Veltroni… boh…
Da: uglypostcards su 10 Dicembre 2007
alle 11:42